Invito alla cerimonia di premiazione per la miglior tesi di laurea in interlinguistica ed esperantologia

Ricevo e volentieri pubblico (anche se non potrò andarci):
 
 
 
IL RETTORE DELL’UNIVERSITA’ DEGLI STUDI DI PARMA  invita  alla
CERIMONIA DI CONSEGNA del
PREMIO DI LAUREA “GIORGIO CANUTO”

GIOVEDI  24 OTTOBRE 2013  ORE 14.30

 

  Per la miglior tesi di laurea in ‘Interlinguistica ed Esperantologia’

ANNO ACCADEMICO  2012-2013

Quest’anno il Premio verrà conferito a Simona Mattiola per la sua tesi su “La conservazion di lingaz ladin”

La cerimonia avrà luogo nella Aula C del Plesso D’Azeglio in via d’Azeglio 85 – Parma
Interviene il Magnifico Rettore Prof. Gino Ferretti

Prolusione del prof. Gabriele Iannàccaro dell’Università di Milano Bicocca su “Dell’ecologia linguistica”

Introduce e modera il prof. Davide Astori 

consegna il Premio Luigia Oberrauch Madella presidente dell’Associazione Esperanto “G. Canuto” di Parma 

English-only Italian Universities? No, grazie.

English Only

From some days there is a political debate about language policy in Italian Universities, following the decision by a court to (re-)assert Italian as the national language of Italy and henceforth not to permit English-only courses, which would be a discrimination of Italian University students — mainly graduate and PhD — as Politecnico di Milano pretended — some other local Universities, such as Udine’s, are trying to do the adopt the same English-only policy. Nota bene: qui c’è il testo della sentenza del TAR sul sito ufficiale per chi volesse farsi un’idea. [Rough translation: link to the original Italian text with the motivations, for people interested.]

First, this is good news per se, that such a topic is finally debated in my country, as in the last 20 years Italy was mentioned in the international public opinion almost only for the marvellous adventures of Mr Bunga Bunga. At least, this is a topic worth a public debate!

To have a comparison, in the same days the French left-winged newspaper Libération opened its first page in English on order to welcome the new law that let some courses to be taught in English in French Universities, because foreign students in French are only 12 per cent.

Please note the difference: in France they are debate to have some University classes in English, while in Italy we debate to have English-only Universities.

In Italian University courses, Italian-English bilingualism is the de facto standard in many hard science curricula. This is easy to explain, as professors and researchers live in a situation of academic diglossia: we teach in Italian but publish in English. That’s why many presentations, slides, textbooks and so forth are available only in English, for a lot of disciplines. Nevertheless, there are a lot of disciplines which are deeply linked to the language used to give lectures. For example, do you think that learning the history of Europe in English or Italian would be the same? Of course not! And please, stop repeating the mantra: “this is valid only for the humanities”, because mathematics, logics, chemistry, natural sciences have a amount of literature also in French and German — at least.

Bur there is another argument against an English-only policy in Universities. it is completely unfair for Italians to force classes with only Italians in to be taught in English, as suggested by the Politecnico’s proposal. And rather stupid: in the global market of English-speaking Universities, an Italian English-only one would be marginal: if I were a foreign student who wants to go to an English-speaking University, I would definitely not choose Italy as my first choice, but the UK and Ireland (first choice), or a University in the North countries (second choice). Again, not surprisingly: in the North countries they speak English better than in the South countries — after all, English is a German language, such as German, Dutch, Swedish, and so on, so that they put less effort to learn English than people speaking a Romance language such as French, Spanish, Portuguese, or Italian.

That said, I’m not living in the Moon. I am perfectly aware that in the present-day European Union, only a good command of English let people, researchers, professors and students move abroad more or less easily. But this does not imply that we should use only English in Universities! Multilingualism is the European strength: for example, foreign students at the University of L’Aquila follow international degree courses in English and take classes of the Italian language at the same time. Joint degrees between Universities from different countries is a good way to have multilingual curricula — I’m not saying necessarily in English, take care! Some friends told me that Italy and France have international degrees where the thesis is written in French, with summaries in Italian, and discussed twice so to be valid in Italy and in France either. I think is a good strategy.

We should consider a bilingual curricula as a plus, comparing to English-only countries, which are often prisoned behind their monolingualism. A great book by Robert Phillipson told us about the risks of an English-only EU (suggested reading).

And, in case of any doubt, I think we have other options than English for the role of vehicular language in the European Union, as I already publicly said in 2005 in a journal paper. Please download and enjoy.

Borse di studio per tesi di laurea magistrale a Lucca

Ricevo da Paola Inverardi e volentieri pubblico:

Si comunica che La Fondazione Lucchese per l’Alta Formazione e la Ricerca (FLAFR) assegnerà n. 3 borse premio di 2.500 euro lordi per lo svolgimento di tesi di laurea magistrale. Possono partecipare studenti iscritti a corsi di laurea magistrale (nelle classi di economia, fisica, informatica, ingegneria, matematica o statistica) che intendono conseguire il relativo titolo di studio entro il 31 ottobre 2014.

Le tesi di laurea dovranno essere attinenti a uno dei seguenti temi:

  • Crisi e innovazione
  • Modelli, metodologie e strumenti software per lo sviluppo e l’analisi di sistemi ICT
  • Modelli e metodologie per l’analisi delle reti complesse e loro applicazione
  • Metodologie e strumenti software per l’analisi e il controllo di sistemi dinamici

Per l’intero periodo di stesura della tesi, i borsisti avranno la possibilità di usufruire a titolo gratuito dell’alloggio – se disponibile – e della mensa presso il Campus universitario di Lucca, nonché di frequentarne la biblioteca e i laboratori di ricerca.

La Fondazione Lucchese per l’Alta Formazione e la Ricerca opera per il dispiegamento e la crescita delle energie culturali, sociali ed economiche della comunità locale, promuovendo e sostenendo iniziative di alta formazione e di ricerca, anche applicata, rivolte allo sviluppo delle capacitàtecnico-scientifiche, professionali, manageriali ed imprenditoriali e da realizzare nel territorio provinciale.

Il termine per la presentazione della domanda è l’8 Novembre 2013.

Per ulteriori informazioni in merito a requisiti di ammissibilità, modalità di iscrizione e procedura di valutazione, si veda http://www.fondazioneluccheseafr.it/borse_tesi.html, oppure si contatti borse_tesi@fondazioneluccheseafr.it.

Perché i precari oggi non possono non tentare l’abilitazione.

La Rete 29 Aprile ha lanciato un appello per l’astensione alle procedure di abilitazione nazionale per professori associati e ordinari.

Chi mi segue sui social network cone Facebook e Twitter sa che sono d’accordo sulla maggior parte delle analisi sul piano di smantellamento dell’Università pubblica da parte degli ultimi governi, accelerato e aggravato dalla riforma Gelmini.

Tuttavia, questa volta non aderisco all’appello. Perché per i precari è un suicidio accademico. Chi come me non è riuscito a diventare ricercatore universitario — figura in estinzione dopo la riforma — non può che puntare su diventare professore associato, nel medio termine. E questo significa passare per le abilitazioni nazionali. Che sono fatte male, in tutti i sensi. L’uso idiota dell’impact factor, impensabile in un paese civile (e infatti siamo incivili). La stramberia della mediana anziché la media… I tempi strettissimi delle commissioni. Ma non c’è altro modo.

Anche dire “ma io me ne vado all’estero” non è la soluzione. Per un precario oggi l’estero è la Cina o altri paesi emergenti. Nei paesi occidentali la mobilità dei precari è un periodo di ricerca limitato nel tempo, perché si sa che uno dopo torna, nella maggior parte dei casi.

Andare all’estero come strutturati accade se si è già strutturati. Perciò bisogba tentare l’abilitazione. Io la tenterò.

Seminario di filosofia dell’informatica presso l’Università dell’Aquila

Settimana prossima sarò a L’Aquila, su invito della collega professoressa Stefania Costantini.

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Il giorno 9 Maggio 2012, presso l’Aula C1.15 dell’edificio di Coppito 2 (Universita’ degli Studi dell’Aquila, sede di Via Vetoio), il Dr. Federico Gobbo dell’Universita’ dell’Insubria terra’ i seguenti seminari, rivolti agli studenti del Dottorato
di Ricerca in Informatica e Applicazioni ed aperti a tutti gli interessati.

Ore 11:30
Epistemologia dell’Informatica

L’incontro parte dalla presentazione delle due matrici che hanno dato fondamento alla disciplina: dal lato filosofico, l’Epistemologia nasce come una branca della filosofia analitica anglo-americana; dal lato informatico, l’Epistemologia eredita alcune tematiche fondamentali dell’Intelligenza Artificiale. Tali matrici si intrecciano di continuo, e non sempre e’ facile orientarsi: nel seminario, verra’ fornita una sorta di mappa concettuale a questo scopo. Particolare attenzione verra’ data al metodo dell’esperimento mentale, dal classico test di Turing – di recente tornato in voga in occasione dell’Alan Turing Year – alla Stanza Cinese di Searle fino a Floridi e Gobbo.

Attualmente le direzioni di ricerca ruotano attorno a due paradigmi di riferimento:
(1) la Filosofia dell’Informazione o Philosophy of Information di Luciano Floridi (Universities of Oxford and Hertfordshire) e collaboratori; (2) la Philosophy of Computing, dove vengono riconsiderati diversi concetti della computazione (e della
computabilita’, tra cui l’uso di diverse logiche non-classiche).

L’incontro verte sulla presentazione e discussione dei due paradigmi, alla luce dei risultati raggiunti e soprattutto di quelli ancora da raggiungere.

Ore 15:00
Etica dell’Informatica

L’etica dell’informatica nasce a meta’ degli anni 1980 con due matrici parallele e indipendenti: il lavoro sul fondamento della Computer Ethics da parte di Deborah Johnson, nato da una riflessione della filosofia morale di stampo utilitaristico e pragmatista, basato induttivamente sul metodo dei casi, e la riflessione sulle implicazioni socio-politiche del modello di produzione del software, da parte della Free Software Foundation e del progetto GNU di Richard Stallman.

A differenza dell’Epistemologia, esistono diverse correnti in Etica dell’Informatica, spesso indipendenti le une dalle altre, che fanno riferimento sostanzialmente al tipo di problema affrontato: oggi non si discute pi´u solo di privacy o proprieta’ intellettuale (il cosiddetto PAPA), ma anche di citizen journalism, blogging, politica 2.0 (e-government), divario digitale, accesso internet e minori, e così via.

L’incontro intende mostrare come molti settori, anche altamente specialistici come per esempio il computer trusting, abbiano risvolti etici spesso non ancora esplorati adeguatamente.

German language mapping at the Free University of Bozen – Bolzano


Seems to be very interesting for linguists interested in the subject. I’m afraid but I won’t be there for other engagements!

La kanalo pri mia kurso en Hajnano

Iom post iom mi eldonos ĉiun filmeton de la lecionaro pri Filozofio kaj Historio de Informatiko ĉi-tie. Mi malkovris, ke YouTube permesas al mi alŝuti pli altkvalitan version ol tiun en Vimeo kaj Ipernitio. Strange, sed vere. Do, laŭeble elektu ĉi-tiun jutuban kanalon.

Un mese senza Facebook, Twitter e i social network

Ieri sono tornato dalla Cina e dalla mia bella avventura dell’Università dell’Esperanto, dove ho condensato i programmi dei miei corsi insubri di filosofia e storia dell’informatica in un corso unico, per un pubblico internazionale. È stato filmato tutto, e tra un po’ sarà disponibile liberamente sul web, con licenza Creative Commons — libro di testo compreso. Ma oggi voglio parlare di altro: in Cina, salvo strani e piccoli momenti, sono stato letteralmente tagliato fuori dalla maggior parte dei siti che visito normalmente: Facebook, Twitter, YouTube e molti altri in Cina non li vedi. Anche Google va a singhiozzi.

Come mi sono sentito? Be’, certamente tagliato fuori dal mondo. Questa è stata la prima sensazione. Per niente piacevole. Poi l’ho presa come una sorta di esperimento: cosa succede nella mia vita senza tutti questi ammenicoli? In Cina avevo molto, molto da fare, perché bisognava organizzare un sacco di cose pratiche (imprevisto) oltre che preparare il corso (come da contratto), e il tempo libero era pochissimo. La mattina avevo lezione mentre il pomeriggio preparavo le lezioni successive. Alla sera si chiacchierava con gli esperantisti, perciò sono stato poco sul web — anche perché la connessione dell’albergo, per quanto non male per gli standard cinesi, era poco soddisfacente per noi europei “viziati” dalle connessioni veloci.

Dopo un po’ di giorni — sono stato via poco più di un mese — devo dire che tutta la danza dei social network non mi è mancata molto. Quello che mi è mancato di più è l’aspetto informativo, perché oramai mi informo solo attraverso il web. Voglio dire, non mi sono mancati i giornali cartacei o la televisione italiana, che non leggo e non guardo né in Italia né in Cina.

Verso la fine del mese, mi sono reso conto della marea di tempo che non ho perso in questa permanenza cinese: il problema principale dei social network — e di Facebook in particolare — è che si sono trasformati in veicoli di pubblicità a basso costo tra amici e amici degli amici. Invece di ricevere spam nella posta elettronica, la spam si è spostata sui social network.

Che fare?

Forse tutti noi dovremmo darci una calmata invece di postare ovunque qualsiasi cosa troviamo sul web che riteniamo interessante. Si tratta davvero di qualcosa di utile per qualcuno? O lo è solo per noi? Perché spediamo questa notizia su Twitter o su Facebook? Rispondere a queste domande prima di fare il fatidico clic potrebbe migliorare la vita di tutti noi internauti.