Una TAC per le piattaforme di selfpublishing

A seguito del webinar con Mauro Sandrini, ho seguito oggi in differita (ma per poco tempo disponibili!) il webinar di Stefano Tura sulle piattaforme di selfpublishing, sempre nell’ambito del seminario di Insegnalo.it.

Ho scoperto che in Cina c’è un portale selfpublishing più grande di Amazon Kindle, e che il 40% degli internauti cinesi lo frequenta. Il che, francamente, fa una certa impressione, e conferma le mie idee sulla Cina dopo averci lavorato per più di un mese. Altra scoperta interessante è Unbound, un sito di selfpublishing britannico dove ti fai finanziare il libro, un po’ come Kickstarter per i video o i software innovativi. Però sembra che chi riesca a farsi finanziare non sia un illustre sconosciuto al pubblico… e anche questo non mi stupisce affatto.

Interessante la definizione di autopubblicazione: il selfpublishing dipende dagli ebook, non dal print on demand, che è un servizio aggiuntivo ma non fondamentale. Quindi ilmiolibro di Feltrinelli non è un vero selfpublishing.

E in effetti, io che ho pubblicato con Narcissus e in ilmiolibro e devo dire che quest’ultimo lo uso solo come print on demand — Narcissus adesso lo fa, e io sto su ilmiolibro per la visibilità. La verità è che finora ho comprato solo io i miei libri su ilmiolibro, mentre su Narcissus i miei venticinque lettori li ho raggiunti.

Sono un pigro, con Narcissus mi trovo bene per la narrativa, mentre le pubblicazioni accademiche grigie, liquide (tesi, seminari, dispense…) le pubblico su Grin — non analizzata da Stefano Tura. Perciò trovandomi bene non ho testato troppo le altre — mi sono trovato malissimo con Lulu come lettore e acquirente, perciò l’ho scartata.

Comunque il seminario è molto molto interessante, guardatelo prima che lo tolgano.

Sondaggio sull’autopubblicazione

Il mondo dell’autopubblicazione è piuttosto agli albori in Italia rispetto alle realtà anglofone del self publishing, ovviamente perché lì il mercato è enormemente più vasto e complesso. Ben vengano dunque sondaggi come quello di Storia Continua, che cercano di chiarire il perché e il percome di questa realtà ancora piccola ma molto, molto in crescita e — per me — di grande interesse (vedi i miei due brevi romanzi autopubblicati).

Impressioni dal webinar di ieri sera su insegnalo.it con Mauro Sandrini

Ieri sera ho partecipato al primo incontro webinar di Insegnalo.it sul selfpublishing, relatore Mauro Sandrini, ben noto nel mondo degli ebook in Italia. Mauro è quello che negli States sarebbe chiamato un ebook evangelist: il suo Elogio degli ebook l’ha fatto conoscere a tutti gli interessati prima che gli ebook diventassero di moda, quando eravamo nella prima fase (“ti ignorano”); adesso stiamo passando dalla seconda (“ti deridono”) alla terza (“ti combattono”). Dobbiamo ancora vincere.

Non conoscevo la piattaforma di social e-learning insegnalo.it e devo dire che è semplice ma ben fatta: con Adobe Connect, si vedevano le slide di Mauro, si sentiva la sua voce, e poi si chattavano le domande che lui leggeva e commentava. Non grandissima l’interazione, d’altra parte è inevitabile che l’incontro introduttivo sia frontale e poco di laboratorio, perché si gettano le fondamenta per il resto.

Molte delle belle cose dette da Mauro, frutto della sua esperienza di quasi un anno dal lancio dell’Elogio, sono valide per tutti coloro che vogliono diffondere le proprie idee su questo web in cui le reti sociali diventano sempre più centrali. Provo a riassumere:

  • Scordatevi di fare soldi con gli ebook. Non direttamente, almeno. L’ebook è un volano per qualcosa d’altro. E’ chiaro che Mauro ha in mente soprattutto la saggistica, non la narrativa. In realtà, anche sulla narrativa vale questo: perfino Joanna Penn, il cui Pentecost è un bestseller dell’ebook autoprodotto, si è costruita un blog molto professionale dove fa la consulente di scrittura creativa.
  • Ognuno di noi ha delle reti sociali (off line e on line) da cui partire: chi per amicizia per esempio legge il tuo ebook potrebbe spedirti un commento, e poi l’autore valuta se richiedere di poterlo pubblicare sul blog dell’ebook stesso – se è una sviolinata, è inutile o dannoso, ovviamente.
  • Recepire, non spingere: non inviate il libro a chi non l’ha richiesto, non chiedete insistentemente recensioni. Aggiungo io: essendo pronti ad accettare cosa arriva, anche se non è positivo; io ho chiesto cortesemente a Mattia Nicchio di recensire la mia opera prima, Mary Everest e il Mistero del Pantelegrafo, e lo ha — ahimè giustamente — vivisezionato.
  • I lettori sono lettori, non clienti: si può instaurare un rapporto di fiducia e di affetto tra l’autore e i propri 25 manzoniani lettori tramite i social network. Più Twitter di Facebook, devo dire, che trovo sempre più dispersivo.

Chi ha perso il webinar, può farsi un’idea guardandoselo in differita.

Quello che mi è mancato è una disamina dei casi studio come l’Elogio: in percentuale, su che canale ha avuto più successo? Amazon.it? Ultimabooks.it? Si vendono di più PDF o ePub? E il cartaceo?

In generale, la mia impressione è che bisogna andare su un doppio canale, cartaceo e digitale.

Per i libri accademici, per esempio, dovrebbe essere così. Prima li leggo a stampa, perché i diagrammi scientifici sul formato epub sono orribili, e leggere un PDF su un Kindle o simili ebook reader è da spararsi: l’iPad di Apple segna un buon punto a suo favore, da questo punto di vista, nonostante non sia un vero ebook reader ma un giocattolone. Poi ovviamente in digitale cerco i punti che mi interessano, copio brani per le citazioni, e altre cose. Insomma, il libro acquisisce una doppia natura e una doppia modalità di lettura.

L’altra questione ancora aperta — che nessuno discute — secondo me è il prezzo.

Tempo fa scrissi a
Jeff Bezos una lettera (cartacea), a cui mi ha risposto tramite segretaria, con una modesta proposta: far pagare l’ebook di autori non famosi un centesimo a location (una location corrisponde a una cartella, o una pagina, nel mondo della stampa). Il libro è lungo 123 location? Costerà 1,23 euro. Non gli è piaciuta. Pazienza. Magari piacerà a qualcun altro…

Molte domande dei partecipanti riguardavano gli aspetti tecnici di creazione dei formati epub e mobi. Mauro giustamente ha detto che sarà l’argomento di altri incontri, e sostiene che chi scrive non deve fare il tipografo digitale, basta pagare un poco per far fare un prodotto professionale. Comunque è sintomatico: sono tutti schiavi dell’idea del wordprocessor — non importa se di Microsoft o software libero! — tanto è vero che erano tutti entusiasti di un consiglio su un wordprocessor ad hoc, Atlantis.

Io continuo a pensare che ragionare in maniera più astratta, sui contenuti, valga la pena. Questa è la filosofia dietro LaTeX. A un livello più alto di astrazione, ancora, che genera un ottimo LaTeX, ci sono due editor commerciali interessanti: Ulysses, che ha il vantaggio della semplicità e della traduzione in italiano o Scrivener, che ha il vantaggio della completezza — per i miei gusti, un po’ troppo complesso, preferisco la semplicità. Entrambi vengono usati da professionisti della scrittura.

La curva di apprendimento di LaTeX è alta all’inizio, ma ripaga grandemente. Questi strumenti invece usano linguaggi di MarkUp di una semplicità strabiliante: andate a vedervi i video tutorial per farvi un’idea.

Fuori dall’area italiana, la tendenza è proprio far usare linguaggi di tipografia semplici ma efficaci, dove lo scrittore scrive, non impagina. Per esempioLean Publishing richiede come sorgenti il formato MarkDown, un linguaggio di typesetting semplicissimo, che tutti usano per modificare Wikipedia, e che richiede una o due giornate massimo di apprendimento. L’idea di Lean Publishing di pubblicare l’ebook mentre viene scritto e chi lo compra prima paga meno è semplicemente geniale.

Comunque, questa degli ebook è un’avventura bellissima.

Oggi, chi vuole davvero diventare uno scrittore non ha scuse: deve solo decidersi e diventarlo!