Invito alla cerimonia di premiazione per la miglior tesi di laurea in interlinguistica ed esperantologia

Ricevo e volentieri pubblico (anche se non potrò andarci):
 
 
 
IL RETTORE DELL’UNIVERSITA’ DEGLI STUDI DI PARMA  invita  alla
CERIMONIA DI CONSEGNA del
PREMIO DI LAUREA “GIORGIO CANUTO”
GIOVEDI  24 OTTOBRE 2013  ORE 14.30

 

  Per la miglior tesi di laurea in ‘Interlinguistica ed Esperantologia’

ANNO ACCADEMICO  2012-2013

Quest’anno il Premio verrà conferito a Simona Mattiola per la sua tesi su “La conservazion di lingaz ladin”

La cerimonia avrà luogo nella Aula C del Plesso D’Azeglio in via d’Azeglio 85 – Parma
Interviene il Magnifico Rettore Prof. Gino Ferretti

Prolusione del prof. Gabriele Iannàccaro dell’Università di Milano Bicocca su “Dell’ecologia linguistica”

Introduce e modera il prof. Davide Astori 

consegna il Premio Luigia Oberrauch Madella presidente dell’Associazione Esperanto “G. Canuto” di Parma 

Premio Canuto 2011 a Sabrina Chetta

Ricevo e volentieri pubblico, anche perché Sabrina è stata una mia allieva di esperanto al pub nell’amikoklubo, dove a volte abbiamo anche parlato della sua tesi. Complimenti!

L’Associazione Esperanto G. Canuto di Parma vi invita al Premio di Laurea “Giorgio Canuto” A.A. 2010-11 per la miglior tesi di laurea in ‘Interlinguistica ed Esperantologia’

Giovedì 27 ottobre 2011 – ore 10,30
Aula C – Plesso D’Azeglio
via D’Azeglio 85

Conferimento del Premio a Sabrina Chetta, Università degli Studi di Milano, per la tesi “Lingue ausiliarie e teorie di naturalezza” (Rel. Prof. A. Scala, Corr. Prof.ssa L. Biondi).

Prolusione di Robert Phillipson, Copenhagen Business School

Maintaining diversity in scholarly languages
(Garantire la diversità nelle lingue delle scienze)

Per ulteriori informazioni rivolgersi a Lugia Madella, via Prampolini 8, 43122 Parma, tel.0521 785582, silkovojo chiocciola aliceposta.it

Ieri in radio a parlare di lingue straniere

Ieri ho avuto l’occasione di parlare di lingue straniere su RAI Radio 1 nella trasmissione Tornando a casa, condotta da Enrica Bonaccorti, una vera fan dell’esperanto (per questo mi hanno trovato e contattato; ha anche citato in trasmissione il mio primo libro per Cortina).

Nella scheda della puntata di ieri si vede che eravamo invitati io e Maja Roch, una psicolinguista dell’Università di Padova.

Potete scaricare il podcast e farvi un’idea di cosa si è detto. Due cose mi hanno colpito, a distanza di un giorno: quanto per molti italiani i dialetti sono considerati lingue di serie B se non addirittura non lingue, e come sia drammatico per alcuni aver studiato per anni una lingua straniera senza riuscire a padroneggiarla.

Tra le varie domande e osservazioni che mi sono giunte, infatti, c’è stato chi mi ha chiesto se il bilinguismo lingua locale/italiano “vale” quanto un bilinguismo italiano/inglese o altro. Certo che vale, da un punto di vista cognitivo! Ma non solo: in “dialetto” è un patrimonio culturale, affettivo, che viene trasmesso ai bambini (si parlava, un po’ limitatamente, solo di bilinguismo nell’età evolutiva) da parte dei genitori. Basta vergognarsi delle proprie lingue! Anche se sono piccole, non riconosciute dalla società, ecc., sono nostre, sono parte di noi. E con questo spirito le regaliamo ai nostri figli.

L’altra domanda che mi ha colpito è l’idea che se studio pianoforte magari supero il blocco nell’imparare le lingue. Magari anche sì, ma perché farlo? Voglio dire, perché non cantare? Perché c’è questa idea, che per studiare una lingua la cosa da fare è non studiare la lingua ma fare altro? Evidentemente, ho pensato lì per lì, ci sono persone che hanno veramente fatto di tutto per impararle e hanno fallito. Be’, ho un annuncio da fare: anch’io sono tra queste. Per motivi familiari, ho cercato per 20 anni di imparare il tedesco. Poi ho deciso di lasciar perdere, tanto vivo bene lo stesso anche senza.

E’ inutile accanirsi, allora?

Accanirsi sì, provare un altro metodo no. Voglio dire: forse se fossi andato a vivere 3 mesi d’estate in Germania per un paio d’anni con un lavoretto, invece di fare corsi di qui e di là, avrei imparato di più.

Le lingue si imparano per amore o per necessità. Se non ne avete bisogno e non le amate… Ma si possono imparare ad amare. Questo sì. L’unica è conoscerle, meglio se mediante qualcuno che le parla bene, e che ci faccia star bene in sua compagnia. Garantito!

De Zamenhof ghis la chielo en la 64-a IKU

El la Gazetara Komuniko N-ro 409 de UEA:

21 universitatanoj kaj aliaj fakuloj proponis prelegon por la 64-a sesio de la Internacia Kongresa Universitato, kiu okazos dum la 96-a Universala Kongreso de Esperanto en Kopenhago (23-30 julio 2011). Tio estas pli ol duoblo de la naŭ prelegoj, kiuj konsistigos la programon de IKU. La proponoj estis prijuĝitaj de la Komisiono pri IKU, surbaze de kies rekomendo la Estraro de UEA faris la finan decidon. Jam pli frue la Estraro elektis prof. Christer Kiselman kiel la rektoron de la 64-a IKU.

En Kopenhago okazos naŭ IKU-prelegoj:

Davide Astori: La Zamenhofa revo inter lingvistiko kaj religio;
Věra Barandovská: Interlingvistika dialogo ĉe Otto Jespersen;
Eva Bojaĝieva: Oksigeno, utila kaj danĝera por la homo;
Erik Hoeg: La profunda ĉielo – kredo kaj scio 2500-jara;
Hidenori Kadoja: La vikinga epoko, naciismo kaj historiografio;
Jacob Nordfalk: Maŝintradukado;
Tsvi Sadan: La ‘reviviĝo de la hebrea sen mitoj;
José Antonio Vergara: Aidoso;
Amri Wandel: Astrobiologio kaj la 50-jara serĉado de ekstertera inteligenteco.

La prelegoj de Eva Bojaĝieva, Tsvi Sadan kaj Amri Wandel estos samtempe kursoj de Akademio Internacia de la Sciencoj. La dumkongresaj AIS-kursoj konsistas el tri prelegoj, el kiuj la IKU-prelego estos la unua kaj ĝin sekvos de du daŭrigaj prelegoj por pli profunda traktado de la temo. La kunlaboro inter IKU kaj AIS komenciĝis en 1995.

La prelegotekstoj aperos en la t.n. IKU-libro, lanĉota en la UK. Kelkaj antaŭaj volumoj estas ankoraŭ haveblaj ĉe la Libroservo de UEA. Pluraj IKU-libroj estas konsulteblaj en la IKU-sekcio de la kongresa retejo de UEA, kie baldaŭ aperos ankaŭ la resumoj de la Kopenhagaj prelegoj.

Interlingvistika konferenco en Tartu honore al Dulichenko

Informcele:

En oktobro 2011 okazos en Tartu lingvistika konferenco kun du sekcioj, slavistiko kaj interlingvistiko. La konferenco estas omaghota al la 70-jarigho de Aleksandr Dulichenko, autoro de la baza interlingvistika bibliografia verko “Internaciaj helplingvoj” (1990). Li estas emerita profesoro de Tartua Universitato kaj honora doktoro de Triera Universitato (Germanio), prelegadas daure en europaj universitatoj kaj verkas fundamentajn librojn pri slavistiko.

Bv. informighi kaj plu informi pri la oktobra konferenco, kie akceptighas esplorkontribuajhoj pri ajna interlingvistikka temo. Ili aperos en “Interlinguistica Tartuensis X, 2011”.

Kiel dum la antauaj konferencoj, la alveno de raportontoj al Tartu estas libervola, pli gravas la verkoj mem. Por detaloj bv. kontakti :

Madis Linnamägi
Estona Interlingvistika Asocio
Pepleri 27 – EE-51010 Tartu, Estonio
GSM +372 509 8647
madis heliko forselius punkto ee

Chiamata per contributi: Multilinguismo: Linguaggio, potere e conoscenza

Ricevo da Renato Corsetti e Paolo Valore e volentieri pubblico:

Multilinguismo:
Linguaggio, potere e conoscenza

Palazzo Feltrinelli
Gargnano del Garda (Brescia)
24 – 25 giugno 2011

Temi
1. Linguaggio e potere. L’’atteggiamento gerarchico che induce i ricercatori
a servirsi di una stessa lingua naturale limita l’’equità fra ricercatori
appartenenti a comunità linguistiche diverse e/o condiziona i contenuti
della ricerca scientifica e culturale?

2. Multilinguismo e filosofia. Qual è il rapporto che intercorre fra i temi
di ricerca in filosofia ed il linguaggio in cui vengono svolti (il
linguaggio del ricercatore e/o il linguaggio che questi sceglie oppure è
costretto ad adottare)? La traduzione di questioni e di testi, in filosofia,
comporta limitazioni o arricchimenti?

3. Plurilinguismo e capacità cognitive. La capacità di valersi regolarmente
di più d’una lingua incide sulle prestazioni relative ad abilità cognitive
che vanno al di là delle capacità linguistiche stesse?

4. Il caso delle lingue pianificate ed artificiali. Una lingua costruita
(conlang) è d’’ausilio alla protezione della parità linguistica all’interno
di contesti multilinguistici quali l’Unione Europea? Il caso di parlanti
madrelingua di conlang offre un controesempio al principale paradigma della
linguistica e della filosofia del linguaggio contemporanee? La costruzione
e/o l’’uso di conlang implica questioni squisitamente filosofiche, quali
tassonomie categoriali ed assunzioni ontologiche, o, ancora, utopici ideali
logici, politici ed artistici?

Patrocinio
Dipartimento di Filosofia, Università degli studi di Milano
FEI. Federazione esperantista italiana
ELF. Observatoire «économie langues formation», Université de Genève
CELE. Centre d’études linguistiques pour l’Europe
GSPL. Società di Linguistica Italiana: Gruppo di Studio sulle Politiche
Linguistiche
InKoj. Interlingvistikaj Kajeroj. An Academic Journal on Planned and
Artificial Languages

Direzione scientifica
Paolo Valore (Dipartimento di Filosofia, Università degli studi di Milano)

Comitato scientifico
Davide Astori (Dipartimento di Filologia Classica e Medioevale, Università
degli studi di Parma)
Renato Corsetti (Università degli studi di Roma “La Sapienza” & Presidente
della FEI)
Gabriele Iannaccaro (Dipartimento di Scienze umane per la comunicazione,
Università degli studi di Milano Bicocca)
Michele Gazzola (ETI. École de traduction et d’interprétation, Université de
Genève)
Fabrizio Pennacchietti (Dipartimento di Orientalistica, Università degli
studi di Torino)
Renato Pettoello (Dipartimento di Filosofia, Università degli studi di
Milano)

Comitato organizzativo
Ettore Brocca, Gianmarco Brunialti Masera, Leonardo Caffo, Nadia Moro, Mauro
Viganò

Come proporre un intervento
Il testo dell’’intervento dovrà essere non superiore alle 20 pagine di
lunghezza ed includere un abstract di 200 parole max. Dovrà essere originale
ed inedito, e pervenire entro il 29 maggio 2011 all’indirizzo
. Si accetteranno documenti in formato doc
(Word) e pdf. I testi potranno essere redatti in francese, inglese, italiano
e tedesco.
I contributi verranno pubblicati in un volume patrocinato dall’’Università
degli studi di Milano

Maggiori informazioni, anche in inglese, francese, tedesco ed esperanto sul sito ufficiale.

BEKkurso en Chinio, Tutmonata Eksperimento, konkretaj, pozitivaj rezultoj

Informcele de Dennis Keefe (Kantono, Chinio):

Antau kelkaj horoj, mi finis la pli ol 200-horan BEKkurson en la urbo Kantono en Chinio, kadre de VEK – ILEI. En 30-taga periodo, mi kalkulis 311 laborhorojn miajn (instruado, korektado de pli ol 40 ekzamenojn, speciala helpsesioj, ktp), rekordon por mi iam ajn en mia vivo, krom kiam mi estis che IBM! Sed la laboro estis tre ghojiga, plezuriga, kaj mi tute ne lacighis, kontraue!

Unu chefa demando estis, chu 9-horoj de Esperanto-lecionoj chiutage dum tuta monato estus laciga, enuiga, malmotiviga por KOMPLETE NOVAJ LERNANTOJ de Esperanto en Chinio.

Alia demando estis, chu lernanoj kiuj NENIAM lernis Esperanton antaue estus kapablaj post unu monato KOMFORTE kaj FLUE paroli kun, ekzemple, lertaj parolantoj de Esperanto en Europo, Usono, ktp.

Tria demando estis chu tiuj novaj lernantoj povus atingi sufiche profesian nivelon de Esperanto por poste partopreni en eventualaj, universitataj fakkursoj (ne pri Esperanto).

Mi provizore povas responde optimiste kaj pozitive al tiuj demandoj. Mi serchas historian komparon en Chinio, sed ghis nun neniu konas kurson tiel intensan kaj tiome en Esperanto en la cent jaroj de la instruado de la lingvo chi tie (sciu ke en la fruaj okdekaj jaroj estis chirkau 400,000 lernantoj de Esperanto chi tie).

Mi havos multe pli da komentoj pri la BEKkurso en Chinio, kaj mi kunligos la analizon de la BEKkurso lastjare en la Esperanto-Insulo (mia nomo) Hai Nan Dao. La pedagogia flanko nun komencas solvighi, lau mi, nun la chefa problemo estas che la merkatika flanko — kiel varbi studentojn kaj aliajn lernantojn.

La financa flanko, lau mi, ne estas bremso. Rilate organizadon, tio povas solvighi. Antau chio la sukesa, novstila instruado de Esperanto en Chinio dependas de teamoj kaj ne de individuoj. Kiel en Europo, kunlaborado bezonatas. Motoroj bezonas. La unua, rilate instruadon nuntempe en Chinio estas ARKO. Che la entreprenika flanko estas Trigo el Wuhano. Ni lernu de ili.

Serio da komentoj sekvos. Mi komentos, miaopinie, ankau pri multe da nebonvenaj mitoj rilate la efikan instruadon de Esperanto. Mi faris detalajn statistikojn kaj Arko filmadis dume kaj che la fino de la instruado.

Chiasmus of the Month January 2011 Award

It was a great pleasure to me when I have been informed that the subtitle of my 2009
book “Fondamenti di interlinguistica ed esperantologia. Pianificazione
linguistica e lingue pianificate” had been selected to be honoured in the
Chiasmus of the Month series, featured by Psammeticus Press and published
in Speculative Grammarian, the premier journal in the neglected field of
Satirical Linguistics. Let me quote the statement attached to the Award:

Figures of speech are a means to attract attention to content in an
elegant and erudite way. They ensure that titles and topics which would
otherwise go unnoticed receive all the interest they deserve. Among the
many figures of speech which have been handed down to us since the dawn of
time and have been debated and discussed by the Ancients, the Chiasmus
probably stands at the pinnacle, surpassing by far alliteration and rhyme,
hendiadys and boustrophedon. In recent times, its use has become ever
widespread, thus showing that scientific writing need not be a dry
exercise in concatenating technical terms, but may rival, in its own
right, disciplines even more deeply rooted in the Humanities. We at
Psammeticus Press value these efforts.

As a sign of our recognition of your highly appreciated contribution to
the upholding of decent writing standards in academic literature and to
the dissemination of the finest of speech figures, please receive the
attached picture which you may put on your website, print on a t-shirt or
decorate your office with.

And I am proud to put it in my web site.

Interlinguistica per filosofi, osservazioni

Oggi ho fatto la prima di un ciclo di cinque lezioni su pianificazione e politiche linguistiche, interlinguistica ed esperantologia alla laurea specialistica in filosofia dell’Università di Milano, invitato dall’amico e collega Paolo Valore. Sono emerse alcune osservazioni interessanti non solo per i partecipanti, e quindi le riporto qui.

Intanto: perché un filosofo dovrebbe (o potrebbe) interessarsi a queste materie? Se consideriamo la filosofia come una costruzione di linguaggi, cioè il linguaggio che costruisco mi serve per ottenere i miei risultati filosofici, allora vedere quanto delle lingue storiche-naturali è naturale (derivato dal nostro programma biologico) e quanto invece è costruzione, artificio, può essere interessante. Esperimento mentale: se Kant o Hegel avessero costruito le loro filosofie in Inghilterra o in Francia, avrebbero usato gli stessi termini, o sarebbe cambiato qualcosa nei loro metodi e risultati, solo per il
fatto che non pensavano in tedesco ma in inglese o francese?

Come sempre, inizio con una mappa mentale intitolata che cos’è
una lingua (la riporto in foto qui sopra), prima di introdurre i termini tecnici in uso nella comunità scientifica dei (socio)linguisti. Mi è arrivata a un certo punto una domanda che non mi ero posto prima, da parte di Andrea Fontana (uno studente esperantista che conosco da un po’ di tempo e che ha deciso di seguire il ciclo): perché non uso l’espressione “lingua etnica”?

A me l’idea che una lingua sia etnica sembra profondamente sbagliata. Una lingua
infatti è legata a filo doppio non con un etnos ma con un demos. Esempio: se sono un italiano nato in Italia figlio di genitori italiani ma cresciuto dall’età di 3 mesi a quella di 18 anni a Tokio, farò parte dell’etnos italiano e del demos giapponese
(incidentalmente, il mio senso di appartenenza rispetto all’italiano o al giapponese è una variabile indipendente dal mio livello di competenza linguistica). Se così non fosse, in quanto etnicamente italiano non potrei imparare da parlante nativo il giapponese, e così naturalmente non è.

Un’altra osservazione importante riguarda il fenomeno delle commutazioni di codice pesanti. Il caso è uno studente Erasmus che nella comunità di studenti esteri in un paese europeo si trovano a fare un campionato di calcio, e parlano una specie di inglese con molti innesti di spagnolo e di bulgaro, le tue comunità linguistiche prevalenti nel campus. Che cosa parlano? Direi, a occhio, una specie di pidgin. Nel rispondergli, mi sono reso conto che non ho trattato — nemmeno in maniera contrastiva — il fenomeno dei pidgin e creoli nel mio manuale di interlinguistica, se non in una breve nota. Mi chiedo oggi se tale omissione sia stata una scelta corretta o no. Altro ambito che non ho sfiorato, sempre per contrasto, è quello delle lingue dei segni. Me lo appunto come nota per una eventuale nuova edizione.

Infine, uno degli studenti ha riconosciuto nel pomodoro (il contaminuti che
uso per regolare il ritmo lezione/pausa) la tecnica del pomodoro.

Sono tutte soddisfazioni.