Inaugurazione Biblioteca Gaetano Aurelio Lanzarone

Trasmetto l’invito, per tutti quelli che hanno potuto conoscere di persona Elio:

Lunedì 13 maggio 2013, presso il Dipartimento di Scienze Teoriche e Applicate, sede di via Mazzini 5 a Varese, verrà inaugurata la “Biblioteca Gaetano Aurelio Lanzarone” frutto del dono della moglie Marian Farago al Dipartimento.

Io ci sarò.

I corsi di storia e filosofia dell’informatica a Varese non sono attivati nel 2011-2012

Ogni tanto ricevo qualche email da studenti insubri che mi chiedono se i miei corsi sono attivati quest’anno.

Hanno sentito parlare da altri studenti dei miei corsi di storia e filosofia dell’informatica, che hanno ricevuto un buon gradimento da chi li ha frequentati in passato, e con dispiacere gli ho dovuto dire che quest’anno accademico 2011-2012 non sono attivati.

Vale a dire, non li tengo né io né qualcun altro. Quindi, ufficialmente, non sono più professore, perlomeno non più all’Insubria – mi sto adoperando per una esperienza didattica in Cina, tra Gennaio e Febbraio 2012, sugli stessi argomenti, in lingua esperanto (cliccare per credere).

Chi avesse (malauguratamente?) messo nel piano di studi i miei corsi e non mi avesse ancora contattato fino ad oggi è pregato di contattare la segreteria o il Presidente del Corso di Laurea, non il sottoscritto.

Quest’anno forzatamente sabbatico scriverò il manuale di storia e filosofia dell’informatica, basato sui miei anni di esperienza insubre – forse ce ne saranno altri, forse no, chissà. Per il momento lo scrivo in italiano, basandomi sul wiki e sulle dispense già prodotti in tale lingua per gli studenti, e lo adatto in esperanto per l’università sull’Isola dell’Esperanto, poi forse anche in inglese.

Ho deciso che questo manuale lo dedicherò alla memoria di Elio, recentemente scomparso.

Materiali didattici corso di storia e filosofia dell’informatica

Avviso per gli studenti dell’Insubria: tutti i materiali didattici sono disponibili sia qui, sul mio blog, che sulla piattaforma di e-learning d’Ateneo. In particolare, per coloro che intendono proseguire a Gennaio 2011 con le parti su Epistemologia, deontologia e etica dell’informatica, i materiali aggiuntivi vengono messi come risorse su detto corso, raggiungibile sulla piattaforma per gli studenti.

Alcuni articoli che analizzeremo sono già in linea, nonché le istruzioni LaTeX per scrivere l’approfondimento. Chi vuole portarsi avanti, dunque, può farlo.

Lucidi di Storia dell’Informatica aggiornati scaricabili

Cari studenti, nella pagina web relativa al corso trovate tutti i PDF visti a lezioni aggiornati e scaricabili, per facilitarvi lo studio. Attenzione, ci sono anche gli appunti da quaderno. Ci vediamo mercoledì per la lezione sul retrocomputing. P.S. Su Slideshare potete sempre visualizzarli e scaricarli, sono gli stessi file.

15 dicembre, lezione invitata di Bruno Grampa sul retrocomputing

Carissimi studenti e amici, il prossimo 15 dicembre dalle ore 16:00 alle ore 18:00 in aula 1TM del Padiglione Morselli, Bizzozzero, Varese, l’ultima lezione di Storia dell’Informatica e della Comunicazione digitale sarà tenuta da Bruno Grampa, collezionista di retrocomputing, già organizzatore di sei edizioni di Varese Retrocomputing e “sysop di HAL bbs, storica banca dati Italiana (la prima a Varese)”, Bruno ha fondato Amici di HAL, uno dei più importanti musei di informatica italiani.

Verrà a parlarci della sua esperienza, del passato, presente e soprattutto futuro del retrocomputing, portandoci dei pezzi originali d’epoca. Il tutto sarà visibile in videoconferenza a Como in tempo reale, sempre dall’aula 4.15 di via Valleggio, 11.

Per chi non potrà essere presente, abbiamo organizzato con il centro elaborazione dati (SIC) dell’Università dell’Insubria la possibilità di vedere in streaming in differita quanto viene visto nella sede di Varese.

L’ingresso è libero, nel senso che non c’è bisogno di aver seguito il corso per partecipare. Accorrete numerosi! Vi aspetto!

Appunti dal quaderno del corso di storia e filosofia dell’informatica

Cari studenti, ho appena pubblicato le spiegazioni extra-presentazioni che abbiamo fatto alla lavagna la lezione scorsa, riguardanti il metodo diagonale di Cantor e il paradosso di Russell. Le potete trovare sul mio profilo Slideshare e sui Teaching Documents nel mio profilo Academia.edu.

Presentazioni mostrate a lezione di Storia dell’Informatica disponibili

Come detto a lezione, le presentazioni sono disponibili sul mio account Slideshare sia in visione che in scaricamento, e costituiscono il materiale didattico per i frequentanti.

Eventuali presentazioni degli anni scorsi non sono più valide: quelle attuali le sostituiscono per tutti gli studenti delle lauree triennali.

I corsi di Epistemologia e Storia dell’Informatica sono salvi

Cari amici, nonostante la non esaltante adesione alla petizione salvacorsi proposta dai miei studenti all’ultimo momento mi è stato chiesto di continuare a tenere il corso di Storia dell’Informatica ma soprattutto di tenere per la prima volta il corso di Epistemologia, Deontologia ed Etica dell’Informatica all’Università dell’Insubria.

Ho accettato perché la proposta è con contribuzione. Lo dico perché ritengo che accettare un corso retribuito non sia contro lo spirito della protesta dei precari, ma anzi a favore, visto che quello che noi precari vogliamo e la fine dello sfruttamento.

A breve quindi una pagina per gli studenti del corso di quest’anno, che vale doppio: in pratica i primi tre crediti formativi (dal 27 Ottobre a metà Dicembre) saranno di Storia dell’Informatica, e possono essere seguiti dai studenti triennali di Informatica e di Scienze della Comunicazione; gli altri tre crediti (Gennaio – Febbraio 2011) sono riservati agli studenti della laurea specialistica in informatica e riguarderanno propriamente l’epistemologia, l’etica e la deontologia dell’informatica.

Le ragioni della protesta dell’Università

Ieri per me è stato un giorno particolare. Sono stato invitato a parlare nell’Aula Magna dell’Università dell’Insubria (in via Dunant a Varese), l’Ateneo che mi ha visto crescere professionalmente, come uomo che fa ricerca e didattica accademiche, da cinque anni precario. In platea, a Varese e in teleconferenza a Como e a Busto Arsizio, studenti, colleghi, amministrativi e docenti di ogni ordine e grado, tra cui anche Presidi di Facoltà. Tutti ad ascoltare quello che avevo da dire io, che mi sono definito precario al 100%. E ho scoperto oggi che La Provincia di Varese e un articolo di Varese News, hanno ripreso — in modo corretto e puntuale — parte del mio intervento. Confermo tutto, naturalmente. Quello che voglio aggiungere qui è un insieme di sensazioni che mi sono rimaste dalla giornata di ieri.

La prima sensazione: di aver fatto quello che ritenevo giusto. Ho raccontato una storia, la mia, simile a quella di molti altri precari della ricerca e della didattica nelle Università italiane. Non rappresentavo nessuno, non ho nessun mandato, perché i precari non sono rappresentati in quanto tali. Ma allora chi sono, questi precari? Presto detto: studenti di dottorati, borsisti, cultori della materia, assegnisti, post-doc, tutti quelli che hanno un contratto a tempo determinato con l’Università per svolgere attività di ricerca o di didattica.

Per la prima volta ho percepito di essere visibile, di essere ascoltato per il mio lavoro (sono all’Insubria da 5 anni, di cui 3 di dottorato) da un punto di vista generale, sistemico. Ecco la seconda sensazione. L’essere precari è uno stato della mente, per nulla piacevole. È come lavorare con una spada di Damocle: quando ti scade il contratto riuscirà il tuo responsabile — che magari fa tutto il possibile! — a rinnovarlo, oppure l’incertezza delle regole e la certezza dei tagli ti falcerà il tuo lavoro, magari a metà percorso, come è capitato a me.

Io in questo momento (mesi) sto scrivendo un libro per una casa editrice inglese, che ha scoperto i miei risultati leggendo la mia tesi di dottorato sul web, e mi ha chiesto un libro che presenti quei risultati e quelli conseguenti, a distanza di due anni dalla discussione. Una cosa normale, in una prospettiva non italiana… La scrittura di un libro richiede tempo, e il non rinnovo dell’assegno di ricerca mi ha messo in una posizione difficile: ho del lavoro di ricerca da fare ma nessuno mi paga per farlo. E non farlo sarebbe semplicemente un suicidio accademico! È un esempio di quello che intendevo per “ricerca a puntate, come le soap opera”: è chiaro che un libro, tra stesura, impaginazione e pubblicazione, ha una gestazione di almeno un anno. Ma la valutazione di un contratto annuale di ricerca è sul lavoro che dura meno di un anno, e tale valutazione è spesso vincolante per il rinnovo. Sempre che qualcuno non tagli i fondi, che è quello che è successo.

Come vedete, non sto commentando il DDL Gelmini, altri sono più preparati per farlo, a Varese lo ha spiegato bene Alessandro Ferretti. E questa è la terza sensazione: i ricercatori ci hanno messo la faccia, in questa protesta, non solo contro il DDL Gelmini, che non difende nessuno, tranne il 99% dei Rettori (io sono padovano di nascita, e plaudo al Rettore della mia città natale), ma soprattutto a favore un’idea di un’Università rinnovata, pubblica e libera. Pubblica, cioè dove l’agenda non viene fatta con criteri privatistici, cosa “conviene” nel breve termine da un punto di vista di mercato. L’Università non è un’azienda. Il suo scopo non è emettere fatture! Che non significa nemmeno sostenere le Università private, quelle serie, ma significa piuttosto CEPUizzare (neologismo orrifico quanto il suo neausabondo significato) l’istruzione, a partire dalla scuola, prima ancora di arrivare all’Università. Vuoi una laurea? Paghi, e l’avrai. Chissenefrega della qualità, del merito, della ricerca (“ah, perché, c’è anche quella?”).

La quarta sensazione che mi rimane è che in questa protesta non ci sono ricercatori o professori di zeresima (i precari), prima, seconda, terza, ennesima fascia: c’è chi aderisce e la sostiene e chi non lo fa. In altre parole, non è la protesta dei ricercatori, è la protesta che è partita dai ricercatori ma che è di tutti noi che facciamo parte dell’Università. In maniera propositiva la Rete 29 Aprile sta facendo parlare persone che prima non si erano mai viste in faccia (anche se magari facevano parte dello stesso Ateneo!) in nome di un’idea comune di ricerca e di didattica. Questi legami tra le persone sono fatti che rimarranno, al di là del DDL Gelmini.

Quindi sì, contro la CEPUizzazione e i rettori-imperatori (il Senato svuotato di potere, sembra la trama di Star Wars!) Una protesta che diventa proposta: dai ricercatori, con i ricercatori, per tutti, in particolare per gli ultimi, cioè i precari e gli studenti.

La fine del corso di Storia dell’Informatica

Cari amici e studenti,

ieri ho dato l’ultimo appello del corso di Storia dell’Informatica e della Comunicazione Digitale all’Università dell’Insubria, che scrive la parola “fine” sul corso stesso.

Non è una metafora: da un lato non mi è stato rinnovato il contratto per l’imminente A.A. 2010-11 — nonostante l’avessi tenuto a titolo gratuito nel corso dell’anno uscente — il che è comunque comprensibile visto che la protesta dei ricercatori all’Insubria è solida e hanno altro a cui pensare.

Dall’altro lato, e più importante, dall’A.A. 2011-12 il corso non esisterà più come denominazione perché con la legge 270 della ristrutturazione dei corsi di Laurea questo corso diventerà qualcosa di diverso da quello che ho fatto io (non ci sarà più la denominazione “Comunicazione Digitale”, per esempio).

Per gli studenti che ancora non hanno dato l’esame: io vi avevo avvisati, di dare l’esame entro ieri, perché da adesso non mi è chiaro cosa succederà. L’unica cosa certa è che non sarò io ad esaminarvi, ma qualcun altro di ruolo all’interno del Dipartimento, probabilmente il prof. Gaetano A. Lanzarone. Ma per sapere cosa succede dovete contattare il Presidente del Corso di Laurea, prof. Mauro Ferrari.