Non si finisce mai di scoprire il sapor bio

Il finesettimana scorso sono stato a SaporBio, una fiera sul biologico organizzata davanti al castello, nel Parco Sempione. Ho scoperto diverse cose interessanti: che a Montevecchia, dove abitano due miei amici di lunga data, esiste un parco improntato alla biodiversità con un borgo chiamato Galbusera Bianca, oppure che finalmente qualcuno ha fatto un e-commerce decente del biologico per fare la biospesa, chiamato Ciaobio (devo provarlo ancora come servizio, però intanto so che c’è). Esiste perfino un EcoCabaret!

C’erano ovviamente gli amici di Greenpeace e della Bioexpress, dei quali sono cliente da tempo… Ho scoperto inoltre che il lupino (sì, quello dei Malavoglia!) è veramente buonissimo, e ogni risorsa alimentare alternativa per me è importante, visto il mio stringatissimo regime alimentare (ma questo è l’argomento di un altro post). Conoscevo di nome il Parco dell’Adamello in Val Camonica ma ora che ho visto la guida credo proprio che ci andrò una volta o l’altra.

Sulla bioedilizia, ho visto un pannello grande come uno schermo 16/9 da 21 pollici che dà l’energia elettrica a un appartamento, grazie all’ingegnoso sistema di interruttori che riducono al minimo i consumi, distribuito da CNG, oltre ad altri biomateriali interessantissimi, idropittura traspirante naturale, e altre cose, bellissime per chi si diletta di architettura.

Ma le scoperte più belle e interessanti sono queste due: l’aloe vera fresca a il tè giapponese Matcha.

Capitolo aloe vera fresca. Per la prima volta ho bevuto l’aloe fresca di frigo secondo la ricetta originale di padre Zago, e per la prima volta l’aloe non mi è sembrata una roba amara come il fiele! Anche il colluttorio antiafte, che fanno sempre i tipi di Verdi Alchimie, è veramente ottimo, da provare! Ho così scoperto che al Centro Botanico di via Vincenzo Monti in Milano si può acquistarla, e una purificazione di una ventina di giorni con un flacone non me la toglie nessuno, una volta ripulito dalla candida.

Capitolo tè verde Matcha. Con tutta l’attenzione che metto da anni sul cibo, eppure ero carente di selenio, magnesio e zinco, e perciò sto bevendo un integratore che si chiama Alkimo. Fa parte della cura da cavallo anticandida, e sta funzionando. Ma vi assicuro che è veramente tremenda, è come bere del sale liquido. Mi sono chiesto cosa fare per il mantenimento, e il Matcha fa al caso mio. Si tratta di un tè verde giapponese freschissimo, le cui tenere foglie vengono macinate in una polvere verde chiaro molto sottile, al punto tale che basta un cucchiaio da caffè in una bottiglietta d’acqua fredda, mescoli ed è giaà pronto! Vi assicuro che avrò provato non scherzo circa una cinquantina di tè verdi tra cinesi, giapponesi e indiani e questo è di gran lunga il più buono che abbia mai bevuto. Ed e’ un integratore di oligoelementi assolutamente naturale e ovviamente biologico: una volta aperta, la confezione va tenuta in frigo. Ne producono poche quantità perché esistono solo due agricoltori su due colline giapponesi che sono riusciti a evitare gli insetti senza spargere schifezze, quindi il Matcha biologico lo trovate solo da loro. In Italia viene distribuito per corrispondenza da Spazio Musa, e stanno a Piacenza. il signore che ce l’ha presentato era giapponesissimo e vendono praticamente solo varianti di questo tè e poco altro.

Ora posso buttare le brochure informative, tanto ho scritto tutto qui, con tanto di link. 🙂

Le mappe nucleari per l’Italia

Ricevo da Greenpeace e volentieri pubblico:

vi scriviamo per un aggiornamento importante in campo nucleare. Se dovesse tornare il nucleare in Italia, sarebbero pochissimi i territori che potrebbero ospitarlo! Abbiamo analizzato, infatti, tre importanti mappe, ormai dimenticate, che svelano perché lo stivale è assolutamente inadatto alle centrali nucleari:

– una carta del CNEN (poi diventato Enea) degli anni Settanta
– una mappa ENEA sulla vulnerabilità delle aree costiere ai cambiamenti climatici
– una mappa per la localizzazione del deposito nazionale per le scorie nucleari

Ieri è stato approvato il DDL 1195 che dà sei mesi al governo per definire i criteri per la localizzazione dei siti nucleari. Se per stabilire questi siti, il criterio della vulnerabilità climatica venisse adottato, dalla vecchia carta CNEN dovrebebro essere tolte diverse aree costiere e se ci fosse anche l’indicazione del pericolo sismico, rimarrebbero pochissimi siti su cui puntare l’attenzione: nelle province di Vercelli e Pavia, isola di Pianosa in Toscana, province di Ogliastra, Nuoro e Cagliari.

Questo problema gli inglesi lo chiamano NIMBY (Not In My BackYard). Anche ammesso che noi volessimo veramente il ritorno del nucleare in Italia (io no!) chi lo vorrebbe nel proprio giardino?