Petizione pro dottorato italiano

Firma anche tu la petizione per la valorizzazione del dottorato in Italia:

A differenza di quanto avviene negli altri paesi europei, in Italia il dottorato è valutato poco e male, nonostante il bisogno di innovazione della nostra economia: in accademia le possibilità di carriera sono minime e nel mondo del lavoro il dottore di ricerca è una figura quasi sconosciuta.

Ogni anno circa 10.000 giovani studiosi conseguono il titolo di dottore di ricerca in Italia ma l’immobilismo burocratico non ha finora consentito di utilizzare al meglio le loro competenze al servizio del Paese. La spendibilità del titolo di dottore di ricerca nelle funzioni amministrative e nella scuola è inconsistente, e la normativa per la valutazione del titolo nell’accesso alla pubblica amministrazione e ai ruoli di ricerca pubblica non universitaria è rimasta inattuata. Non sono stati neanche pensati incentivi per l’assunzione di dottori di ricerca nel mondo della produzione che, come è ormai noto, ha un disperato bisogno di innovazione e di ricerca. Il nostro Paese spreca così le competenze di molti giovani studiosi e incentiva la fuga dei cervelli all’estero.

Per queste ragioni i sottoscritti firmatari chiedono al Governo di:

– dare attuazione all’articolo 4, comma 7, della legge 3 luglio 1998, n. 210, che prevede che il Governo emani dei decreti del Presidente del Consiglio dei ministri per la valutabilità dei titoli di dottorato di ricerca, ai fini dell’ammissione a concorsi pubblici per attività di ricerca non universitaria;

– dare attuazione all’articolo 17, comma 111, della legge n. 127 del 1997 (cd. «Bassanini 2») che prevede che le norme per l’accesso alla pubblica amministrazione vengano integrate, in sede di accordi di comparto, dal riconoscimento delle professionalità prodotte dal dottorato di ricerca e da altri titoli specializzanti.

– valorizzare e promuovere l’inserimento dei dottori di ricerca nella scuola e nell’insegnamento;

– predisporre consistenti incentivi all’assunzione di dottori di ricerca nel mondo delle imprese.

PhD discussion / Discussione di dottorato

Ecco le coordinate della mia discussione di dottorato:

venerdì 9 gennaio, ore 10:30
Aula Magna: Università degli Studi dell’Insubria, Via Ravasi 2, Varese.

Siete tutti invitati a partecipare!

Vi dò qualche spiegazione per arrivare sani e salvi (e puntuali)
all’appuntamento, utili per i non pratici di Varese.

In aereo: atterrate a Malpensa. Prendete il Malpensa Express in direzione Milano Cadorna e scendete a Saronno. Lì prendete un treno delle Ferrovie Nord in direzione Varese/Laveno. Scendete a Varese Nord. Calcolate in tutto un’ora di tempo, se trovate la coincidenza. Evitate il taxi se possibile, costa una fortuna.

In auto: da Milano, uscite a Varese dall’autostrada e calcolate una mezz’ora di coda per entrare in città. Andate sempre dritto, finché raggiungete piazza della Repubblica
(e’ grande, si apre alla vostra sinistra). C’è un centro commerciale
chiamato “Le Corti” e un ex-monastero dove campeggia la scritta “Università dell’Insubria”. Lì in piazza della Repubblica c’è un parcheggio a pagamento sotterraneo (tenete la carreggiata a
sinistra).

Prendete l’uscita pedonale dal parcheggio di piazza della Repubblica, non quella del centro commerciale. Percorrete la non bella piazza verso la scritta “Università dell’Insubria”. Attraversate la strada, via Ravasi sale verso l’alto.
Dopo 10 metri trovate un cartello con l’indicazione “Aula Magna”.

In treno: da Milano, potete prendere le Ferrovie dello Stato da stazione Porta Garibaldi direzione e fermata Varese oppure le Ferrovie Nord da stazione Cadorna direzione Varese/Laveno, fermata Varese Nord. Entrambe le stazioni
milanesi sono raggiunte dal metrò (linea verde, MM2). Le linee delle Nord sono leggermente più veloci (circa 10 minuti).

In ogni caso, quando uscite dalla stazione prendete il sottopassaggio direzione centro. Percorrete 5 minuti a piedi via Morosini finché arrivate a una piazzetta con delle
panchine e una fontana piuttosto brutta. Lì attraversate la strada
dove c’e’ l’UPIM e una sottospecie di porticato. Percorrete altri 5 minuti a piedi in direzione piazza della Repubblica.
Attraversate la piazza, sempre andando diritto, verso la scritta “Università dell’Insubria”. Attraversate la strada, via Ravasi sale verso l’alto. Dopo 10 metri trovate un cartello con l’indicazione “Aula Magna”.

In difesa del giorno libero

Non vedo l’ora di finire questa tesi di dottorato. Anche per un motivo apparentemente futile: il giorno libero. Un’istituzione se non sacra direi almeno etica, rispetto al lavoro, che solo gli insegnanti di scuola possono godere in maniera istituzionalizzata. Intendiamoci, non si tratta dell’Elogio del Fancazzismo: il giorno libero è un giorno della settimana lavorativa, di solito mercoledì o giovedì per spezzare la settimana stessa, in cui si fanno tutte quelle attività che sono entrate nel magazzino delle attività ma che non sono facilmente pomodorabili o che non hanno relazione diretta con il lavoro: andare in posta o in banca, fare delle commissioni…

La cosa bella del giorno libero è che è libero dalla tecnica del pomodoro: quando il giorno libero inizia, tu sai le attività che devi fare in quel giorno, alcune sono delle rogne, altre sono divertenti, e, in un’atmosfera rilassata, ti prepari a farle tutte quel giorno. È chiaro che non devi prendere né impegni strutturati, tipo la palestra è di giovedì, allora il giorno libero sarà mercoledì, né tantomeno impegni di lavoro con altre persone (evidente!). Diventa anche un momento di studio, di riflessione, di passeggiata, per far affiorare idee fresche e nuove.

Purtroppo ora non me lo posso permettere, e questo “ora”, dannazione, dura da Maggio! Lo sento, me lo sento che mi manca. Ma mi faccio coraggio: tra due settimane avrò consegnato la mia benedetta tesi di dottorato.