Il lupo d’argento. Capitolo primo. 1-4

Lo scalpiccio dei piedi di Hildebrand si confondeva con i rumori della vita notturna della foresta. Battiti d’ali. Sibili di rettili. Ma soprattutto fruscio di rami e foglie, mossi dal vento. La luce della luna permetteva a Hildebrand di vedere in chiaroscuro anche oltre la luce della sua torcia. Aveva la balestra carica nella mano sinistra, la torcia nella destra.

La foresta non era troppo fitta in quel punto. Ciò che cercava era la radura dei lupi, dove si riunivano le creature notturne del bosco. E il re della foresta. Vlk, il leggendario uomo a capo di un branco di lupi grigi.

Si era già recato di giorno in quella radura, sulla sommità di una collina, da cui dominavi tutto il lato ovest della Foresta Nera. Non gli sarebbe stato difficile raggiungerlo.

“Che cerchi, giovane uomo?”

Hildebrand si voltò all’indietro. Chi aveva parlato? Non vedeva nessuno. Qualcuno aveva parlato, ne era certo. Una voce squillante, la voce di una creatura piccola. E furba, ne era certo.

“Fatti vedere, e io risponderò alle tue domande.” Hildebrand sentiva lo sguardo su di sé.

“Fossi matto! Credi che non l’abbia vista, la tua balestra? Io ti sto solo offrendo il mio aiuto. La radura dove si riunisce il Consiglio dei Lupi non è più qui. Ora si riuniscono verso le montagne, per non essere troppo vicino ai diurni.”

“Come sai che sto cercando la radura?” Hildebrand era sinceramente sorpreso. Aveva bisogno di riflettere per capire tutto quello che aveva appena sentito. La creatura ridacchiò.

“Ho buon fiuto. Tu sei uno di loro. Ti ho riconosciuto. Nonostante il cuoio che hai indosso, il tuo odore ti tradisce.”

Ma di cosa starà parlando? Meglio stare al gioco… Vediamo cosa vuole.

“Cosa mi stai offrendo? Cosa vuoi in cambio?”

“Voglio farti da guida. In cambio tu non mi attaccherai con quella balestra, e mi darai carne di cerbiatto fresca, appena l’avrai sbranata.” Hildebrand pensò velocemente, prima di rispondere.

“Non ho bisogno della tua guida. So perfettamente dov’è la radura, l’ho sempre saputo. E ora fatti vedere. Ti prometto che non ti farò del male.”

“Eccomi a te!” Una macchia rossiccia balzò alla sua sinistra e lo urtò sulla spalla. Sentì le cinghie dello zaino tirare. Un rumore secco di strappo. Quando ebbe ripreso l’equilibrio, si girò, e vide una volpe con in bocca una coscia di pollo in bocca che lo guardava.

“Brutto ladro di polli!” esclamò il ragazzo, che sparò un dardo verso la volpe. Ma quando il dardo arrivò a segno, trovò solo un cespuglio. La volpe era scomparsa dietro il cespuglio, per ricomparire poco oltre.

Hildebrand non ci pensò due volte. Si gettò all’inseguimento, dopo aver recuperato il dardo. La volpe era veloce, ma il ragazzo era molto agile, e gli teneva dietro. Era talmente furioso con la volpe che non si era nemmeno accorto del fatto che era una volpe parlante. La volpe continuava a scappare, ma non riusciva a distanziarlo. Si stava dirigendo verso un cunicolo! Hildebrand si fermò e prese la mira. Non poteva fallire. Aveva un colpo solo, poi la volpe sarebbe finita nel cunicolo, e sarebbe stato impossibile recuperare la sua cena.

“Lasciala andare.”

Una voce maschile, adulta, ferma, profonda. Hildebrand si girò. Un uomo tra la trentina e la quarantina, i riflessi argentei della luce lunare sui capelli, le vesti di pelle stracciate in più punti, lo stava osservando.

“Chi sei?” Mentre formulava la domanda, Hildebrand si accorse che la sua cena oramai apparteneva alla volpe, che l’aveva fregato. Una trappola.

Continua…

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Il lupo d’argento by Federico Gobbo is licensed under a Creative Commons Attribuzione – Non commerciale – Condividi allo stesso modo 3.0 Unported License.
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