Il lupo d’argento. Capitolo primo. 1-3

Hildebrand non attese nemmeno l’alba. Si diresse subito verso la Foresta Nera, il cui limitare distava pochi minuti di cammino dall’accampamento. Se i soldati o anche Bernhard lo avessero visto, lo avrebbero sicuramente dissuaso: nessun essere umano sano di mente si sarebbe mai avventurato di notte nella Foresta Nera. Troppe erano le storie che giravano attorno a quel luogo antico e oscuro: storie di strane creature che rifuggivano l’uomo e che parlavano le lingue dei lupi, dei cinghiali e degli orsi. Solo le battute di caccia con cani ammaestrati e cavalli da guerra permettevano di entrarci con relativa tranquillità, e rigorosamente di giorno. La notte non è per gli uomini, è per le bestie, diceva un detto di quelle parti. Hildebrand lo conosceva bene.

Sebbene la sua carnagione rivelasse che non era nativo di quelle zone – era troppo scura, i capelli ricci, fulvi, erano folti e robusti, mentre tutti i suoi amici erano biondi, i capelli lisci e sottili – non lontano da lì era cresciuto, alla bottega del suo padre adottivo, il balestriere. Il suo vero padre non l’aveva mai conosciuto, sua madre non aveva mai voluto dirgli nulla. Ma Hans per lui era come un padre, le leve e i tiranti erano la sua passione. Che gli aveva passato completamente. Costruiva balestre e argani di ogni dimensione. Grazie a lui, il pozzo poteva pescare molta acqua con una manovella manovrabile da una ragazzina senza muscoli. Certo, se non fosse morto sbranato dai lupi, la sua vita sarebbe stata diversa. Più serena, sicuramente, ma non si sarebbe perfezionato nell’arte di suo padre, che aborriva la guerra, e mai gli avrebbe permesso di fare esperimenti per migliorare le balestre. Ai villani non era concesso costruire armi, e Hildebrand aveva rischiato grosso. Tuttavia la sua abilità era giunta alle orecchie della corte del duca, e Bernardus, giunto nel villaggio per punire sonoramente l’insubordinazione del giovane balestriere, era rimasto ammirato dalle armi costruite dal ragazzo e stupito dalla sua tenacia e forza interiore. Una forza che andava sfruttata per la guerra imminente con i tartari, così gli aveva detto.

Hildebrand tirò fuori la seconda torcia dal suo zaino e l’accese. Era arrivato al limitare della Foresta Nera.

Continua…

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