Il coraggioso ritorno dei R.E.M.


Ho appena fatto il mio primo ascolto del nuovo album dei R.E.M., che seguo ormai da un bel po’ di anni, dai tempi di Automatic for the People (1992), il concept album sulla morte. Non ho letto nulla in rete, non ho ascoltato il singolo in anteprima, né niente. Faccio sempre così con i R.E.M.: le aspettative sono talmente alte, che il rischio di delusione è alto — a volte è successo, con Reveal (2001), dove non si erano ripresi ancora dall’uscita della band di Bill Berry.

Questo album lo trovo molto coraggioso: è un concept album, lo si sente al primo ascolto, le canzoni scorrono con un significato preciso le une dopo le altre. Dopo Accelerate (2008), in realtà i miei timori erano pochi: i R.E.M. con quell’album avevano riaffermato con ruvidità l’orgoglio del loro sound, che io ricollego a uno dei miei album preferiti della band, Monster, l’album grunge.

Questo album invece riprende in parte i sound di Automatic for the People e anche di Out of Time, ma in alcuni punti si sentono echi di Document e dei migliori anni delle origini, con quella carica di positività e fiducia nel futuro, che è il lato solare della band di Athens, che in questo nuovo album coniuga sound dell’America più profonda con una certa raffinatezza del rock nordeuropeo.

Insomma, una felicissima sorpresa da ascoltare e riascoltare.

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