L’Università deve morire


Comunicato stampa della Rete 29 Aprile (R29A):

Non è il titolo di un film, bensì la reale intenzione del governo e del ministro Gelmini, alla faccia delle tante
chiacchiere e slogan sparsi a piene mani durante gli ultimi mesi.

Nel decreto «Milleproroghe» non viene infatti confermato lo sconto che veniva fatto alle Università per il calcolo
delle spese del personale (gli stipendi , detti anche assegni fissi-AF). In altre parole, e senza addentrarci in questioni troppo
tecniche, fino a oggi lo Stato scontava, dall’importo del Fondo di finanziamento ordinario (FFO) erogato annualmente a
ciascun ateneo, una parte dello stipendio pagato al personale universitario impegnato in attività assistenziali (medici) che
andava a carico del SSN, la quota per gli aumenti periodici di stipendio di tutto il personale e infine una quota relativa alle
convenzioni esterne che ogni Ateneo intrattiene con enti e istituzioni. In questo modo molti Atenei riuscivano a mantenere
la spesa per il personale al di sotto della percentuale del 90% del FFO.

Perché è importante il 90%? Perché se viene superata questa soglia, viene bloccata la possibilità degli atenei di
assumere nuovo personale, in tutti i settori.

In questo modo si pensava di spingere le università a comportamenti virtuosi, a migliorare la gestione delle
risorse esistenti; ma se vengono tolti gli sconti per le spese del personale, immediatamente moltissime università (vedi
tabella allegata riferita al 2009), si troveranno proiettate oltre la soglia critica del 90% del FFO speso per stipendi, e verrà
bloccata ogni possibilità di nuove assunzioni. Moriranno centinaia di corsi di laurea, molte sedi saranno tecnicamente
fallite (le uscite superano le entrate). I giovani ricercatori, quelli per i quali il ciglio del ministro si inumidisce a comando,
non diventeranno mai ricercatori a tempo determinato perché le risorse per la tenure-track, sbandierata dal ministro come
innovazione fondamentale della legge, NON CI SARANNO. Allo stesso modo, le migliaia di precari che sono stati illusi
sugli effetti salvifici di questa legge, capiranno che si trattava di un bluff fatto sulla loro pelle.

Questa scellerata decisione ha un evidente valore politico: dopo avere passato mesi a denigrare il sistema
universitario, dopo avere tagliato in maniera selvaggia gli stipendi dei ricercatori e dei docenti, dopo aver chiacchierato
a vanvera di merito e premialità, adesso si colpisce al cuore il sistema, buoni amministratori e cattivi amministratori,
decretandone la morte con un tratto di matita su un foglio contabile.

L’alta formazione è un problema per il presente governo: forma cittadini coscienti di sé, informati, partecipi,
istruiti. Eliminiamo il problema: l’Università deve morire (e, per favore, in silenzio e senza tanto chiasso…).

In figura: Tabella sul rapporto stipendi/FFO sui dati 2009 (i dati 2010 non sono attualmente disponibili, poiché le quote dell’FFO 2010 attribuite a ogni Ateneo sono state definite agli inizi del 2011).

One thought on “L’Università deve morire

  1. Pingback: Call for ideas « Coordinamento Precari Università

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