English-Italian: 10-0

Ho letto con piacere che il blogger Skuro mi ha risposto sul mio post in commento agli articoli dell’amico Michele Gazzola.

Invito tutti a leggerlo, in quanto italiano all’estero (lavora per Sourcesense in Olanda) con dati sul campo che confermano quanto ho affermato (io, da accademico, mi sono basato sulla letteratura, e fa piacere che sul campo ci siano delle conferme).

Prendo atto che nelle fasce di reddito più basse tra gli immigrati in Olanda l’olandese penetra bene, anche se mi chiedo se sia la presenza di una famiglia con figli il criterio di integrazione (mi baso sempre sulla letteratura). Spesso i genitori immigrati di figli scolarizzati in olandese o svedese si sentono in obbligo di imparare la lingua molto di più di coppie senza figli.

La chiusura di Skuro è però sorprendente:

io mi sento di ribaltare il punto di vista: non si può far si che un colpevole disinteresse per la lingua italiana vada a scapito degli interventi che possono migliorare l’apprendimento dell’inglese.

Le politiche linguistiche pensate da Tremonti non sono un “disinteresse” verso l’italiano, sono un linguicidio dell’italiano. Sia ben chiaro, io sono d’accordo che non avere una competenza di inglese oggi in Europa e nel mondo significa essere degli emarginati. Così come esiste un digital divide (divario digitale), esiste un language divide (divario linguistico): molte risosrse della conoscenza non sono semplicemente accessibili se non si conosce l’inglese. Per un informatico, poi, ciò vale in modo particolare.

Il punto è un altro: una politica linguistica pubblica a detrimento dell’italiano come la proibizione del doppiaggio e l’anglizzazione degli insegnanti di scuola non fa particolarmente bene all’inglese e sicuramente fa male all’italiano.

Perché? Come già diceva Michele Gazzola, eliminare il doppiaggio non significa avere tutto in inglese, o dovremmo doppiare in inglese a spese nostre gli anime giapponesi?!? E con tutti i film in doppia lingua nei DVD italiani non è che manchino le possibilità per vedere film americani in lingua originale. Il messaggio dato agli italiani è che la loro lingua non è buona come un tempo, che l’italiano non vale letteralmente niente.

Questo non è ciò che voglio: quello che voglio è una politica di promozione dell’italiano in Italia come all’estero unita alla possibilità (non obbligo) di accedere alle risorse della conoscenza dell’inglese.

Tutto qui. Secondo me Tremonti, tanto per cambiare, fa solo danni.

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