goodbye, Italian, hello Italglish

I miei studenti e amici sanno da tempo come la penso sullo stato di salute della nostra lingua. Sto parlando dell’italiano, patrimonio comune degli italiani – anche quelli che vilipendiano il Tricolore in nome del “dio Po” lo fanno in italiano, ma evidentemente non si sono accorti del paradosso, poveretti – nonché degli svizzeri di lingua italiana, degli italiani all’estero, e di tutti i parlanti italiano come L2, che sono molto di più di quello che noi italiani immaginiamo. Ricordo che l’italiano è l’erede più diretto delle due lingue internazionali di cultura che hanno fondato la civiltà occidentale: il greco e il latino.

L’amico e collega Michele Gazzola, che si occupa di economia delle lingue e di politiche linguistiche come ambito di ricerca scientifica (peraltro interessantissimo) ha pubblicato ieri sul suo blog due notizie che sono passate inosservate: la proposta di eliminare il doppiaggio dalla tivù di Stato per insegnare l’inglese agli italiani e l’anglificazione in toto di tutti gli insegnanti di scuola italiani, indipendentemente dalle materie istruite.

Vi invito tutti a leggere i due articoli, perché sono ben argomentati, su fatti, non su allarmismi o reazioni emotive (Michele è uno scienziato).

Il che non significa che non bisogna prendere posizione. Personalmente concordo pienamente che nel medio termine questi atti di pianificazione linguistica pubblica sviliscano la nostra lingua indebolendola ulteriormente, in un momento storico dell’Italia dove bisognerebbe invece ribadire la necessità di conoscere l’italiano da parte di tutti i cittadini, indipendentemente dalla loro madrelingua, per poter accedere alla vita civile, e penso in particolare alle nuove immigrazioni.

Vorrei aggiungere a quanto scritto da Michele due osservazioni. Il motto “vietato doppiare!” (ban dubbing!, come ha scritto il filosofo Van Parijs, belga e filoamericano) in uso in paesi come l’Olanda o la Svezia, unito alla precoce anglicizzazione della scuola (fin dagli asili) ha procurato un arretramento dell’olandese e dello svedese in tutti gli ambiti, non solo quelli formali, al punto che uno straniero può vivere lì senza mai imparare una parola di olandese o di svedese. Peggio ancora: se prova a parlare nella loro lingua, loro gli rispondono in inglese.

Se a un turista occasionale questa situazione può indubbiamente essere utile, per un residente può creare un apartheid linguistico, al punto tale che uno straniero non riuscirà mai ad integrarsi veramente nel tessuto sociale del luogo.

È questo quello che vogliamo? Creare cittadini di serie A, bilingui italiano-inglese, cittadini di serie B, monolingui italiani o bilingui italiano-altro (tanto le altre lingue non contano niente, no?) e cittadini di serie C, che non parlano bene né l’inglese né l’italiano?

Aggiungo un altro fatto, scomodo da dire ma necessario: la distanza tra l’italiano e l’inglese è maggiore di quella tra olandese e inglese o svedese e inglese. Che cosa significa? Che a parità di tempo, sforzo, intelligenza, pedagogia, e quant’altro, un italiano ci mette molto di più a raggiungere un livello ragionevole d’inglese rispetto a un olandese o a uno svedese. Il che ci pone, comunque, in serie C come cittadini europei: in serie A i madrelingui inglese (quelli veri), in serie B i nordeuropei, che parlano lingue affini all’inglese, e in serie C i sudeuropei, cioè noi.

Andrà a finire che faremo una cosa all’italiana, come diceva la canzone: tu vuò fà l’americano ma sei nato in Italy… parleremo un orrido spaghetti English pensando di essere molto bravi finché non ci scontreremo contro la dura realtà in un dibattimento parlamentare con un madrelingua inglese, o in un consiglio di amministrazione, dove il nostro essere parlanti non madrelingua d’inglese ci farà apparire un po’ più stupidi di un madrelingua qualsiasi cosa diremo. Ma in quel momento, sarà troppo tardi per svegliarsi.

Good bye, Italian, hello, Italglish.

Leave a Reply

Please log in using one of these methods to post your comment:

WordPress.com Logo

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out / Change )

Twitter picture

You are commenting using your Twitter account. Log Out / Change )

Facebook photo

You are commenting using your Facebook account. Log Out / Change )

Google+ photo

You are commenting using your Google+ account. Log Out / Change )

Connecting to %s