Alan Turing e la corsa

Turing maratoneta nel 1946

Citazione dalla biografia di Andrew Hodges (2006), pp. 79–80

Alan non permetteva che la passione quasi religiosa per il gioco intellettuale portasse con sé un disprezzo per il corpo. Ciò che avrebbe voluto era un pari successo del corpo e della mente, e con entrambi incontrava le stesse difficoltà: un difetto di coordinazione e un’incapacità di espressione. Ma in quel periodo [1926-1927, NdR] scoprì di saper correre piuttosto bene […]

La corsa di fondo gli si confaceva perfettamente, essendo una forma di esercizio autosufficiente, senza bisogno di alcun equipaggiamento speciale e senza nessuna connotazione sociale […] Alan non era il primo intellettuale a imporsi in questo genere di disciplina fisica, e a trarre soddisfazioni non passeggere dalla dimostrazione del proprio vigore nella corsa, nella marcia, nel ciclismo, nell’alpinismo, e nella capacità di affrontare gli elementi.

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