Impact factor e ricerca in Italia

Ricevo da Andrea Fontana e volentieri ripubblico:

L’ERA chiede incontro urgente al Ministro circa i criteri di: assunzione ricercatori, finanziamenti università , retribuzioni docenti.

L’associazione radicale Esperanto scrive al Ministro Gelmini, preoccupata che le assunzioni dei ricercatori, i finanziamenti delle università e le retribuzioni del corpo docente vengano legati ad indici bibliometrici basati esclusivamente su banche dati anglosassoni che privilegiano sistematicamente le produzioni in lingua inglese, come nel caso degli indicatori elaborati dall’Institute for Scientific Information facente capo all’azienda statunitense Thompson Scientific.

E’ importante, si indica nella lettera, che il Ministero tenga opportunamente conto della diversità linguistica e della specificità
culturale del nostro Paese e che la lingua italiana non venga penalizzata de jure o de facto dai sistemi di valutazione che il Ministero intende adottare.

E’ necessario sviluppare un sistema di indicatori bibliometrici che, per esempio, ponderino gli indici bibliometrici in relazione alla taglia demografica della comunità linguistica. Tale sistema deve essere fondato su banche dati multilingui che riflettano la reale presenza di scienziati non anglofoni nel mondo accademico e che diano giusta visibilità a riviste accademiche ingiustamente escluse dalle banche dati americane.

In tal modo si eviterebbero, continua il testo, effetti del tipo profezia che si auto-avvera – secondo cui più si dichiara che le riviste anglofone sono le sole che contano, più si spingono i ricercatori a pubblicare su quelle riviste, rafforzando l’elemento di discriminazione linguistica nei confronti di tutti i ricercatori non anglofoni e incrementando ulteriormente il già grande vantaggio economico di cui godono i paesi anglofoni – e si permetterebbe una gestione sostenibile della diversità linguistica con ricadute positive sulla creatività degli scienziati, così come il bilanciamento, almeno in parte, dell’immenso vantaggio che gli anglofoni traggono dall’egemonia della loro lingua.

Su Democrazia Linguistica potete leggere il testo integrale della lettera.

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