In difesa del giorno libero

Non vedo l’ora di finire questa tesi di dottorato. Anche per un motivo apparentemente futile: il giorno libero. Un’istituzione se non sacra direi almeno etica, rispetto al lavoro, che solo gli insegnanti di scuola possono godere in maniera istituzionalizzata. Intendiamoci, non si tratta dell’Elogio del Fancazzismo: il giorno libero è un giorno della settimana lavorativa, di solito mercoledì o giovedì per spezzare la settimana stessa, in cui si fanno tutte quelle attività che sono entrate nel magazzino delle attività ma che non sono facilmente pomodorabili o che non hanno relazione diretta con il lavoro: andare in posta o in banca, fare delle commissioni…

La cosa bella del giorno libero è che è libero dalla tecnica del pomodoro: quando il giorno libero inizia, tu sai le attività che devi fare in quel giorno, alcune sono delle rogne, altre sono divertenti, e, in un’atmosfera rilassata, ti prepari a farle tutte quel giorno. È chiaro che non devi prendere né impegni strutturati, tipo la palestra è di giovedì, allora il giorno libero sarà mercoledì, né tantomeno impegni di lavoro con altre persone (evidente!). Diventa anche un momento di studio, di riflessione, di passeggiata, per far affiorare idee fresche e nuove.

Purtroppo ora non me lo posso permettere, e questo “ora”, dannazione, dura da Maggio! Lo sento, me lo sento che mi manca. Ma mi faccio coraggio: tra due settimane avrò consegnato la mia benedetta tesi di dottorato.

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